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POLITICA
La mafia dei rifiuti

Tangenti per appalti, quattro nuovi arresti


Le accuse contestate dalla Dda di Napoli sono di associazione per delinquere e corruzione. Sono stati sequestrati 28 conti correnti e due cassette di sicurezza. Una mazzetta da 4 milioni consegnata in due borsoni negli uffici di Finmeccanica. Respinta dal gip la richiesta di arresto per l┤ex numero uno del gruppo Guarguaglini.
Redazione 24 Marzo 2014 Condividi
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A poco meno di un anno dall’esplosione dell’inchiesta che portò ai domiciliari l’ex sottosegretario Carlo Malinconico(poi prosciolto) il caso Sistri, il sistema di tracciabilità di rifiuti, fa altre quattro “vittime”. Gli uomini delle Fiamme Gialle, su ordine del gip di Napoli, hanno eseguito quattro misure: ai domiciliari, per fondi neri e tangenti, sono finiti Lorenzo Borgogni, ex direttore delle Relazioni esterne Finmeccanica (già protagonista dell’indagine Finmeccanica e della commessa degli elicotteri Agusta), Stefano Carlini, ex direttore operativo della Selex service management e due imprenditori romani, Vincenzo Angeloni e Luigi Malavisi. Sullo sfondo l’emergenza rifiuti in Campania in particolare tra il 2006 e il 2009. Il Sistri dovuto escludere le infiltrazioni della criminalità organizzata e permettere una gestione chiara dello smaltimento di rifiuti e del suo tracciamento.  

Fondi neri per tangenti e conti cifrati in Svizzera. Le accuse contestate sono di associazione per delinquere e corruzione. Dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli è emerso il solito meccanismo delle bustarelle all’italiana: ovvero la costituzione di fondi neri all’estero che sarebbero serviti da provvista per il pagamento di tangenti destinate ai vertici del gruppo industriale. Gli investigatoti hanno sequestrato 28 conti correnti e due cassette di sicurezza e hanno anche individuato conti correnti cifrati in Svizzera. I reati contestati si riferiscono alle procedure di affidamento, progettazione e realizzazione del sistema di tracciabilità dei rifiuti. 

Sono in corso perquisizioni e nel mirino c’è anche Pier Francesco Guarguaglini, ex numero uno di Finmeccanica fino al dicembre 2011, e uscito dal gruppo perché indagato per false fatturazioni nell’inchiesta Enav-Finmeccanica. Per lui era stato chiesto l’arresto, ma il gip ha rigettato l’istanza. Mazzetta da 4 milioni consegnata in due borsone negli uffici Finmeccanica. Gli inquirenti hanno ricostruito uno schema in cui attraverso un sistema di false fatturazioni esovrafatturazioni tra la Selex Service Management - che aveva il compito di avviare il Sistri il sistema di tracciabilità dei rifiuti – e diverse società affidatarie “compiacenti”, erano stati costituiti fondi neri destinati al pagamento di bustarelle. E per questo società estere erano state create in paradisi fiscali nello Delaware (Usa). 

L’imprenditore Angeloni avrebbe rappresentato una sorta di braccio operativo dei vertici di Finmeccanica occupandosi delle somme di denaro illecitamente accumulate da recapitare ai vertici del gruppo industriale. L’imprenditore avrebbe ricevuto mazzette derivanti da false fatturazioni, emesse per contratti di consulenza risultati falsi, predisposti a nome di una società cartiera appositamente costituita attraverso prestanomi. Scoperto anche un episodio di corruzione per 4 milioni di euro, parte dei quali consegnati in contanti direttamente negli uffici di Finmeccanica, in piazza Monte Grappa a Roma, nascosti all’interno di due borsoni della società sportiva Pescina Valle del Giovenco, società di calcio dell’abruzzese. Già emersa nella prima tranche dell’inchiesta: attraverso falsi contratti di forniture sarebbero stati creati fondi anche per sponsorizzare con cifre esorbitanti la squadra di calcio abruzzese. 

Secondo la Procura con i fondi neri, ottenuti attraverso false fatturazioni o fatturazioni gonfiate, gli imprenditori Maurizio e Sabatino Stornelli, già coinvolti in una prima fase dell’indagine, avrebbero sovvenzionato ex esponenti dei vertici di Finmeccanica. Il denaro, depositato presso una banca svizzera, sarebbe poi tornato in Italia attraverso “spalloni” e, dopo essere stato custodito in undoppio fondo della libreria di Maurizio Stornelli, sarebbe stato portato all’interno di borsoni al settimo piano della sede di Finmeccanica, dove erano gli uffici di Lorenzo Borgogni, ex addetto alle relazioni esterne del gruppo, e dell’ex presidente Pier Francesco Guarguaglini. A consegnare le somme sarebbe stato Vincenzo Berardino Angeloni, ex deputato di Forza Italia e dentista di Guarguaglini, indicato dagli inquirenti come sua persona di fiducia.

Sistri, il sistema per la tracciabilità dei rifiuti mai avviato. Per gli investigatori gli interessi personali dei quattro avrebbero condizionato le scelte compiute nella realizzazione del Sistri, che avrebbe dovuto essere operativo già del 2010, ma che di fatto non è mai stato avviato. Il sistema doveva servire a tracciare il percorso dei rifiuti, lo strumento perfetto contro le ecomafie, ma si era rivelato un fallimento di Stato che nello scorso settembre era ritornato sulla scena per evitare contenziosi ed eventuali penali. 

L’anno scorso in manette l’ex sottosegretario Carlo Malinconino. Un anno fa a finire in manette erano state 22 persone: e tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare c’era anche l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Malinconico, che si dimise dal governo Monti dopo uno scoop del Fatto sulle sue vacanze in un lussuoso albergo pagate da personaggi della cricca coinvolti nello scandalo appalti al G8. Malinconico era stato presidente di una commissione tecnica sul Sistri del ministero dell’Ambiente: la sua posizione, trasmessa a Roma, era stata chiusa con un proscioglimento. 

In quell’occasione emerse dalle indagini una serie di irregolarità negli appalti per la realizzazione del Sistri: finte consulenze per 500 mila euro, secondo l’ipotesi accusatoria, pagate a Malinconico. Il cui parere era stato determinante per l’affidamento degli appalti alla Selex, che poi aveva dato parte dei lavori in subappalto. Il progetto per l’appalto Sistri era stato stimato in circa 400 milioni di euro. Una parte delle somme erano state incassate dalle imprese, nonostante il sistema non fosse entrato in funzione. L’avvio era previsto nel 2010.


Informazione via Il fatto quotidiano


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