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DIBATTITI

Riforma costituzionale. Razionalizzazione del sistema o deficit democratico?


In questo periodo il parlamento sta discutendo la riforma costituzionale, collegata alla legge elettorale Italicum. Ecco, allo stato attuale delle cose, le principali modifiche su bicameralismo perfetto e iniziativa popolare.
Francesco Vergendo 19 Giugno 2015 Condividi
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fonte: emanuelebussi.it
Uno dei punti programmatici più importanti e controversi del Governo Renzi, è la volontà di di riformare la Costituzione in alcuni dei suoi aspetti cardine. Soprattutto per quando riguarda l´eliminazione del bicameralismo perfetto e gli strumenti di iniziativa popolare.

Prima di cominciare la discussione sul merito, è giusto ricordare che è metodologicamente sbagliato, per il principio della divisione dei poteri, dire che il Governo cambi la Costituzione. L´organo addetto a questo processo è il Parlamento. Le semplificazioni, anche giornalistiche, che la realtà sostanziale ci porta a fare (il problema della dipendenza del potere legislativo dal potere esecutivo è presente in molti stati europei), contribuiscono ad alimentare questo equivoco.

Punti principali:

Per prima cosa viene diminuito il numero di Senatori, che passa da 315 a 100. Maggiormente significativo è il fatto che questi non verranno più eletti direttamente. Saranno i Consigli Regionali a scegliere chi rappresenterà la Regione al Senato. 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 personalità illustri nominate dal Presidente della Repubblica, questa sarà la composizione. I Senatori eletti dai Consigli regionali restano in carica finchè è in carica lo stesso consiglio. Il modello ricalcato è quello della Camera delle Autonomie regionali, utilizzato per esempio nel Bundesrat tedesco (anche se con delle differenze).

Le critiche riguardano la tendenza ad eliminare alcuni organi eleggibili (oltre al Senato le Province), considerata una violazione dei principi democratici. I favorevoli alle modifiche, parlano invece di razionalizzazione del sistema, utilizzando l´argomentazione secondo cui sia necessario snellire l´apparato burocratico, causa di rallentamenti. Questa parte della riforma è legata al passaggio della legge elettorale, il cosiddetto "Italicum", perciò per un´analisi più attenta è necessaria una lettura simultanea delle varie disposizioni.

Il Governo non dovrà più ricevere la fiducia da Palazzo Madama e il percorso legislativo ordinario sarà guidato solo dalla Camera. Il Senato concorre però al potere legislativo, in via residuale, in alcune ipotesi tassative: per il processo di revisione costituzionale e per le leggi costituzionali. Per altre ipotesi, il Senato può partecipare, ma alla fine è prevista la prevalenza del voto della camera a maggioranza semplice. Mentre per leggi che riguardano il rapporto tra stato e regioni, la Camera può ignorare il Senato solo con un voto a maggioranza assoluta.

Le leggi ad iniziativa popolare hanno bisogno di 150 mila firme invece che di 50 mila per essere presentate, ma poi è prevista una corsia preferenziale per la discussione in aula. Per i referendum che superano 800 mila firme, il quorum è abbassato considerando la metà più uno degli elettori votanti alle ultime elezioni.

Si può notare un inasprimento generale dei numeri che servono per gli strumenti di partecipazione popolare al potere legislativo, temperata però da una seconda fase più morbida nel caso in cui la prima vada a buon fine. Anche su questo punto c´è stato un accesa critica, soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle, che vede una lesione degli strumenti di democrazia diretta, punto cardine della sua filosofia. Le critiche sono legittime, anche se tendono a darne una lettura parziale, quando invece sarebbe giusto interpretarla nel suo sistema globale. Solo la sua concreta applicazione saprà darci risposte definitive sulla bontà della norma.

Non ci resta che attendere le evoluzioni, ricordando la volontà, dichiarata sia dal Presidente del Consiglio Renzi che dal Ministro Boschi, di passare attraverso il referendum costituzionale. L´ultima parola, perciò, dovrebbero averla i cittadini.

Per ulteriori approfondimenti, consiglio di seguire il blog del costituzionalista Stefano Ceccanti, che sarà in grado di darvi ulteriori informazioni anche sugli altri temi trattati dalla riforma (uno su tutti, il rapporto tra stato e regioni, il famoso titolo V).



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