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ECONOMIA
Opposizione in disaccordo

Rai-Governo, ancora polemiche


La riforma della tv pubblica progettata dal premier Matteo Renzi incontra numerose critiche. In ballo le nomine del cda
Redazione 25 Febbraio 2015 Condividi
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Le minoranze parlamentari esplodono all┤indomani delle dichiarazioni rilasciate da Matteo Renzi sulla riforma della Rai. E anche dentro al governo, le posizioni di Pd e Nuovo centrodestra divergono quando si parla di "inutilità" dei tre tg: dai dem, è Matteo Richetti a dire che "sarà sufficiente una rete all news" e che "le 20 sedi regionali sarebbe bene accorparle", ma tra gli alfaniani Fabrizio Cicchitto storce il naso e boccia la proposta.

Di sicuro c┤è che sull┤avanti tutta per portare a casa il riordino della tv pubblica, il presidente del Consiglio ha insistito e dettato la tempistica: "Si parte a marzo". La via maestra per modificare la governance? Il disegno di legge, purché però la partita la si chiuda in tempi brevi. Altrimenti, "se ci sono le condizioni di necessità e urgenza", non si esclude il ricorso al decreto, "come prescrive la Costituzione".

Non ci sarebbe ancora una data precisa per la presentazione in Consiglio dei ministri, ma il governo lavora a un testo articolato su più fronti: la revisione delle norme su cda e manager, con la creazione di un vero amministratore delegato, un board ridotto, forse a cinque membri, nominato in base a criteri che lascino la titolarità al parlamento, ma prevedano meccanismi per garantire indipendenza dai partiti; la riforma del canone, per ridurre l┤evasione; l┤anticipo del rinnovo della convenzione, in scadenza nel 2016.

Il punto di partenza è la convinzione che il governo dell┤azienda, "oggi nelle mani di procedure burocratiche complicatissime, diventi più efficiente e più efficace", ha ripetuto Renzi. L┤obiettivo è la radicale modifica delle norme vigenti: "Pensiamo che la Rai debba essere il grande motore dell┤identità educativa e culturale del Paese e in quanto tale non possa essere normata da una legge che si chiama Gasparri. Lo dico perché ho un┤idea dell┤identità educativa e culturale diametralmente opposta a quella di Maurizio Gasparri". Affermazioni che provocano la reazione durissima dell┤ex ministro ("Renzi è un vero imbecille", twitta subito dopo) e di tutta Forza Italia.

L┤orizzonte temporale è limitato: l┤attuale vertice scade a fine aprile con l┤approvazione del bilancio, ma la presidente Anna Maria Tarantola è entrata in carica a luglio. Il premier vuole arrivare al rinnovo in estate o, al massimo, in autunno con una nuova legge che riveda l┤assetto, garantisca risorse certe, renda l┤azienda competitiva e le restituisca il ruolo di "riferimento culturale in Europa".

Ma è sull┤ipotesi decreto d┤urgenza che si scagliano le opposizioni: "Non si può procedere ad una riforma della governance della Rai per decreto legge esautorando il parlamento in una materia che è propria del parlamento. Né eliminare ogni tipo di discussione in questa sede per poter gestire velocemente le nuove nomine del consiglio di amministrazione che dovranno essere fatte da qui a breve". Lo dichiara Roberto Fico, deputato del M5s e presidente della commissione di Vigilanza sul servizio radiotelevisivo, in un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo. "Il presidente della Repubblica - prosegue - non potrà far finta di niente e sottovalutare questo aspetto". Sergio Mattarella "dovrà difendere l┤autonomia del parlamento e far rispettare le sue prerogative. In occasione del suo discorso di insediamento sottolineò l┤importanza del servizio radiotelevisivo pubblico. Ci aspettiamo che dia seguito a quelle dichiarazioni".

Fonte: Repubblica.it

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