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DIBATTITI
Nazionale di calcio

Quando Ŕ cominciata la questione dei giocatori oriundi in nazionale?

fonte: storiedicalcio.altervista.org

I giocatori naturalizzati italiani creano sempre enormi polemiche. Nella nostra storia calcistica ci sono da molto tempo, anche se in maniera discontinua. La globalizzazione non potrÓ che accentuare la questione.
Francesco Vergendo 10 Luglio 2015 Condividi
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I calcatori naturalizzati, per parentele o per altre questioni politiche, hanno sempre acceso enormi discussioni nell´opinione pubblica. I casi di Eder, Vazquez, Thiago Motta e Paletta non sono che gli ultimi di un fenomeno che esiste fin dalla nostra prima partecipazione al mondiale.

Nel trionfo del 1934, sotto il regime di Mussolini l´Italia schierava ben 5 oriundi: Demaria, Orsi, Monti, Guaita e Guarisi. 4 argentini ed 1 brasiliano. La cosa si ripetè, in maniera più blanda, anche nel 1938, con un oriundo, l´uruguagio Andreolo.

Queste due manifestazioni si conclusero con altrettante vittorie. Sembra ragionevole pensare che l´opinione pubblica tenda a dimenticarsi più facilmente di questi mondiali, quando critica l´utilizzo degli oriundi. Vengono ricordati in modo più strumentale, invece, i mondiali cileni.

Era il 1962, quando la nazionale italiana di calcio partì per il CIle carica di speranze. Quella squadra, a detta di molti, è una delle nazionali italiane più forti di tutti i tempi. Ad un solido gruppo di italianissimi, erano stati aggiunti alcuni oriundi di assoluto valore, come Maschio ed il pallone d´oro Sivori (argentini), il bomber Altafini e Sormani (brasiliani). Ma le cose non andarono bene, complice anche un arbitraggio discutibile nella partita contro il Cile padrone di casa (la famosa "battaglia di Santiago"), l´Italia uscì al girone.

Le regole FIFA all´epoca erano molto più libertine. La maggior parte di questi giocatori aveva già giocato delle partite con le loro nazionali di provenienza. Monti era il leader difensivo dell´Argentina del 1930, mentre Altafini era uno degli attaccanti del Brasile campione del mondo nel 1958, per fare due esempi eclatanti.

Dopo la delusione del 1962, per 44 anni non ci furono oriundi al mondiale per l´Italia. Toccò all´argentino Camoranesi, nel 2006 e nel 2010, far rinascere questo eterno dibattito. Mentre nel 2014 furono convocati Paletta e Thiago Motta

La regolamentazione più rigida, vigente da alcuni anni, prevede che un calciatore non possa giocare partite per più nazionali. Perciò, il giocatore deve fare una scelta alla sua prima convocazione. Questa regola, assolutamente condivisibile, in un periodo non felice del nostro calcio porta a delle possibili distorsioni. Esiste il sospetto che alcuni possano aspettare prima di accettare la convocazione italiana. E quando questa verrà confermata, non  lo sarà per spirito di appartenenza, come dovrebbe essere, ma perché nella loro nazionale, che preferirebbero, non verrebbero presi in considerazione.

In un mondo sempre più globalizzato, la presenza di oriundi è logica e normale in ogni nazionale (la Germania campione del mondo ne è l´esempio più lampante). Capire dove finisca lo spirito d´appartenenza e dove cominci l´opportunismo, invece, è compito della Federazione italiana e del mister Antonio Conte.


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