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LE AZIENDE ED I CSR
L┤operazione vale 471 milioni di euro

People┤s Bank of China acquista il 2% di Assicurazioni Generali


Continua l┤interesse della Cina nei confronti delle imprese italiane. Dopo la partecipazione delle banche cinesi in in Eni, Enel, Prysmian e Telecom Italia, oltre a Terna e Snam, ora la People┤s Bank of China acquista una quota del 2,014% di Assicurazioni Generali.
Redazione 11 Agosto 2014 Condividi
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Anche Generali finisce nel portafoglio di People’s Bank of China (Pboc). La Banca centrale di Pechino ha acquistato una quota del 2,014% della prima compagnia assicurativa in Italia (e terzo gruppo a livello europeo). La soglia del 2,014% è emersa dagli aggiornamenti comunicati ieri da Consob. L’operazione è valutata 471 milioni di euro, ai prezzi di mercato correnti.

L’acquisto è stato effettuato lo scorso 31 luglio e conferma, ancora una volta, l’interesse della Cina per le aziende italiane, come testimoniato anche dalla visita ufficiale in Cina di Renzi, lo scorso giugno, quando ha incontrato il governatore della Banca centrale locale. E da quella, lo scorso 23 luglio, del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, assieme ai vertici della Cdp 
L’avanzata borsistica della banca cinese, per altro l’istituzione finanziaria con più risorse al mondo, ha preso velocità negli ultimi mesi. Nel marzo scorso è emersa la partecipazione, sempre con quote intorno al 2%, nei colossi dell’energia Eni ed Enel. Poi a fine luglio è arrivato anche l’ingresso, sempre con posizioni nell’area del 2%, nei grandi nomi dell’industria italiana: Fca e Prysmian oltre che nel colosso Telecom Italia. Alla lista delle grandi operazioni cinesi va aggiunto l’investimento della settimana scorsa da parte di State Grid of China (una controllata della più grande utility cinese) in Cdp Reti (la società controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti che è socio di riferimento di Terna e Snam).  
 
Il totale degli investimenti della People’s Bank of China a Piazza Affari sale così a quota 3,3 miliardi. L’interesse del Dragone per l’Italia è iniziato già qualche anno fa ma solo negli ultimi mesi è divenuto più evidente. Dal 2009 a oggi, le aziende del nostro Paese che sono finite nel mirino dei gruppi cinesi sono 35, quasi il 10% di tutte le operazioni avvenute nello stesso periodo di tempo in tutta Europa (400 in tutto).  
 
Con lo shopping in Generali si apre però un nuovo capitolo. Per la prima volta a finire nel mirino dei cinesi è una società del settore finanziario. E visto che la banca di Pechino è a caccia di opportunità, le prossime mosse potrebbero essere rivolta ai grandi istituti del nostro Paese, Unicredit e IntesaSanpaolo.  
 
«People’s Bank of China ha bisogno di impiegare le sue enormi riserve e lo sta facendo prendono posizioni in società top, di alto livello, come avvenuto, per esempio, con Generali, Telecom o Eni» spiega Alessandro Daffina, amministratore delegato di Rothschild Italia e negli ultimi anni advisor di diverse operazioni importanti di investimenti cinesi in Italia. «La banca di Pechino ha puntato su queste aziende probabilmente perché le giudica delle eccellenze con l’ulteriore vantaggio che sono, al momento, sottovalutate dal mercato. Si stanno comportando come investitori istituzionali» aggiunge Daffina.  
 
I vantaggi sono anche strategici. Da un punto di vista geografico, l’Italia è la porta d’ingresso ideale per l’Europa. «La posizione del nostro Paese, che i cinesi reputano ottimale per accedere al mercato europeo è tra i principali motivi che muovono queste attività» dice Daffina. In Borsa  il titolo Generali, che anche grazie al rilancio impresso dal Ceo Mario Greco, ha visto il peso degli investitori esteri farsi più consistente, con una presenza superiore al 15% del capitale nell’assemblea dello scorso aprile, ha accolto la notizia con un rialzo vicino all’1% per poi chiudere sulla parità a quota 15,10 euro.

(fonte:la stampa)

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