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LIBRI
Torna a scrivere Francesco Guccini

Nuovo dizionario delle cose perdute


Tutto in questo Nuovo dizionario profuma di passato, a partire dall┤immagine che trionfa sulla copertina: il disco forato di un telefono.
Redazione 22 Marzo 2014 Condividi
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Da quando è uscito il primo "Dizionario delle cose perdute", Francesco Guccini non può fare un passo, per strada, senza che qualcuno lo fermi per suggerirgli con entusiasmo e commozione qualche oggetto "del tempo andato" che merita di essere ripescato dal veloce oblio dei nostri anni e celebrato dalla sua penna. Dall´idrolitina ai calendarietti profumati dei barbieri, dal temibile gioco del Traforo alle cabine telefoniche, dal deflettore all´autoradio passando per i "luoghi comodi" e i vespasiani, le letterine di Natale piene di buoni propositi da mettere sotto il piatto del babbo, le osterie (quelle vere, senza la H davanti per darsi un tono) e molto altro, Guccini torna a scavare nel passato che ha vissuto in prima persona per riportarcelo intatto e pieno di sapore. E con questo suo catalogo delle cose perdute dà vita a un personalissimo genere letterario nel quale l´estro del cantautore - capace di condensare in poche strofe un universo intero di emozioni -, la sua passione storica e filologica e la sua vena poetica trovano sintesi piena: regalandoci pagine in cui ogni oggetto, ogni situazione, suscita intorno a sé un intero mondo, sempre illuminato dalla luce di un´insuperabile ironia.
 
LA RECENSIONE DI IBS: Nel 2012 ci aveva già deliziato con la sua personale galleria di ricordi del tempo che fu, ora a distanza di due anni dal suo primo Dizionario, Guccini torna a scrivere degli oggetti e delle cose che hanno rappresentato generazioni di italiani. 
Con lo stesso tocco elegante e poetico che contraddistingue la prima raccolta, l’amato cantautore italiano scava di nuovo nel baule della memoria e ci consegna altre situazioni e ricordi generazionali ormai sepolti. 
Tutto nel "Nuovo dizionario delle cose perdute" profuma di passato, a partire dall’immagine che trionfa sulla copertina: il disco forato di un telefono. Questo apparecchio, vecchia presenza nella casa degli italiani, figura come simbolo di un tempo ormai andato e sempre più lontano. Il telefono così come l’autoradio estraibile e la carta carbone, i deflettori e le drogherie sono le metafore scelte dallo scrittore per rappresentare una quotidianità fatta di cose piccole e semplici, che ormai non sembra più appartenere al nostro presente.
Per rendere più agile la consultazione del Dizionario, Guccini divide il libro in piccoli capitoli, ognuno dedicato ad un pezzo della nostra memoria collettiva: dai vespasiani presenti sullo spartitraffico dei viali e destinati ai bisogni “impellenti”, ai vecchi cari rimedi casalinghi contro l’orzaiolo o il fuoco di S. Antonio, e ancora, le famose cabine telefoniche che funzionavano con i gettoni in lega metallica e la cui fine è stata decretata dall’avvento dei telefonini. Sono tutte cose di cui abbiamo, per fortuna, ancora memoria ma delle quali non ci serviamo più. 
L’elenco è lungo e ogni oggetto descritto ci mostra un mondo lontanissimo dal nostro presente; oggetti che sono lo specchio di una realtà cambiata alla velocità della luce, dove anche il più semplice gesto è diventato digitale: a quanti di voi capita di andare in vacanza e spedire ancora delle cartoline? Naturalmente a pochissimi perché ora con i tablet è possibile, in qualsiasi momento, inviare foto e commenti direttamente dai luoghi esotici in cui ci troviamo. Questa piacevole riflessione sul passato, che si legge come un romanzo, non si presenta come una ballata nostalgica o un’invettiva contro la nuova socialità e le drastiche trasformazioni generazionali, bensì il tentativo, da parte dell’autore, di aprire una finestra sui ricordi e le situazioni che hanno accompagnato un pezzo della sua vita per rivivere con commozione, ma senza amarezza, un tempo che è stato e che non tornerà più.

2014, 148 p., Mondadori (collana Libellule)  

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