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CAPITALE UMANO
In Burkina Faso Ŕ giÓ terza rivoluzione industriale

Metti un Fablab nel deserto


In Burkina Faso solo 16 milioni di abitanti solo il 3% ha accesso a internet e meno della metÓ Ŕ alfabetizzato. Ma Gildas Ŕ un sognatore che non si ferma davanti alle statistiche: "Un fablab Ŕ esperienza pura di apprendimento e condivisione, quello che ci vuole in un contesto come quello dell┤Africa subsahariana".
Redazione 25 Giugno 2014 Condividi
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Dimenticate i garage della Silicon Valley. I nuovi protagonisti di quella rivoluzione tecnologica che è la fabbricazione digitale si ritrovano sotto il sole, a sud del Sahara.
 
Gildas Guiella (@gilckris) è uno di loro. Della generazione di Mark Zuckerberg (30 anni, come il fondatore di Facebook), appassionato di informatica, ma soprattutto di tutto ciò che è open source e utile alla comunità, è il fondatore del primo fablab dell’Africa francofona, avviato dopo la sua partecipazione alla manifestazione InnovAfrica nel 2011, in Burkina Faso. 
Lo incontro a Ouagadougou, la capitale, in un giorno di febbraio in cui il termometro segna 38 gradi. Dopo aver attraversato la città in motorino, arriviamo nel quartiere periferico di Kalgondin, dove Gildas mi mostra un cortile deserto, pecore e tanta sabbia: “Ecco dove sorgerà la sede del nostro OuagaLab”.
quando comincia a raccontarmi dei suoi progetti è un fiume in piena. Gildas è entusiasta di sapere che chi lo sta intervistando arriva proprio dalla regione d’Italia, il Piemonte, dove è nato quella che lui definisce “la migliore invenzione del secolo”: Arduino. Che Gildas vorrebbe utilizzare per un impianto di monitoraggio della qualità dell’aria della capitale: sensori di Co2 collegati con led rossi e verdi per segnalare i luoghi e le ore in cui l’inquinamento è al massimo oppure al minimo. “L’amministrazione potrà usare questi dati e migliorare la viabilità”, spiega Gildas, sicuro di ottenere l’approvazione delle autorità cittadine. In dotazione del OuagaLab c’è una fresatrice a controllo numerico, costruita durante un workshop di quattro giorni a Innovafrica, e una pala a motore eolico, destinata a diventare la fonte di energia sostenibile del nuovo OuagaLab. Ancora nessuna stampante 3d, ma “sarà portatile, grazie al motore eolico, e con plastica riciclata produrremo l’inchiostro”.
 
La costruzione del OuagaLab ora dipende da una raccolta di crowdfunding avviata ad aprile sulla piattaforma KissKissBankBank, con il sostegno di Fabrique Citoyenne , associazione francese che come obiettivo quello di aiutare l’emergere di progetti di innovazione sociale, in Francia e nel mondo.
Per ora i donatori sono solo 39, per un totale di 1900€ euro sui 7070 necessari alla realizzazione del progetto, ma “più di mille persone hanno visitato la pagina e speriamo in un loro sostegno”, dice Bernard Brunet di Fabrique Citoyenne.
In Burkina Faso solo 16 milioni di abitanti solo il 3% ha accesso a internet e meno della metà è alfabetizzato. Ma Gildas è un sognatore che non si ferma davanti alle statistiche:  “Un fablab è esperienza pura di apprendimento e condivisione, quello che ci vuole in un contesto come quello dell’Africa subsahariana”.
 
Info via Chefuturo.it (articolo di Donata Columbro)  

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