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ECONOMIA
La crisi del Biscione

Mediaset in calo con Renzi

mediaset

Nonostante gli attacchi di Bersani, le sorti della tv di Berlusconi non sembrano legate a quelle del Premier.
Redazione 10 Dicembre 2014 Condividi
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Matteo Renzi e il patto del Nazareno superano a pieni voti l’esame di Piazza Affari: il governo dell´ex sindaco di Firenze, punzecchiato sul tema da Pierluigi Bersani, non ha fatto bene alle quotazioni di Mediaset. Anzi: la storia parallela dei governi italiani degli ultimi 20 anni e della quotazione delle tv del Biscione racconta una verità a sorpresa: Renzi, come Mario Monti, è stato un mezzo incubo per gli azionisti delle tv dell´ex-Cavaliere. Che ricordano invece con grande nostalgia i guadagni d´oro messi assieme quando a Palazzo Chigi sedevano Massimo D´Alema ed Enrico Letta. Di più: il premier Silvio Berlusconi, con un cortocircuito da lettino dello psicanalista, si è rivelato il peggior nemico del Silvio Berlusconi socio di Cologno.

Il sasso nello stagno sul tema del collateralismo con il Caimano, un classico del dibattito a sinistra, l´ha tirato Bersani un paio di settimane fa: "Non c´è persona che non abbia notato come nel giorno del rinnovo del patto del Nazareno l´indice generale del listino ha fatto -2,9% mentre Mediaset ha guadagnato il 6%", ha fatto notare sibillino e un po’ polemico. Vero: il 12 novembre il titolo del Biscione – spinto anche dalle previsioni di utile a fine anno – si è mosso in netta controtendenza rispetto al Mibtel.

Il mercato però non vive solo 24 ore. E allargando l´obiettivo ai nove mesi del governo, il risultato è opposto: il 22 febbraio scorso, primo giorno da presidente del Consiglio di Renzi, un’azione Mediaset valeva 4,1 euro. Oggi è a 3,25, il 20,8% in meno. Certo la politica non è l’unica variabile che muove i titoli in Borsa, regola che vale per tutti gli esecutivi degli ultimi decenni. Tra febbraio ed oggi però il resto del listino è sceso solo del 2,2% mentre le quotazioni dei concorrenti europei del Biscione nel settore media sono cresciute del 3%. Una mezza Caporetto per Arcore, insomma, simile a quella andata in onda nell´era Monti: in 17 mesi, in quel caso, Mediaset ha lasciato sul terreno il 10,9%. Non tantissimo in assoluto, ma una performance da dimenticare se confrontata con il +7% dell’indice generale e il +34% messo a segno nello stesso periodo dagli altri network continentali.

Le televisioni di Cologno hanno vissuto a Piazza Affari giorni decisamente migliori. Indimenticabile, ad esempio, la galoppata a cavallo del millennio, quando a capo dell´esecutivo c´era Massimo D´Alema, altro esponente del Pd accusato spesso di "intelligenza" con l´ex-Cav. In questo caso, in effetti, Piazza Affari conferma. Nell´anno e mezzo (e due governi) di "Baffino" tra il 1998 e il 2000, Mediaset ha guadagnato il 228%. In quei giorni, c´è da dire, la bolla della new economy gonfiava in maniera artificiale il valore delle aziende media e tlc. Ma l´indice del settore in quei 18 mesi è salito appena del 139% mentre la Borsa di Milano ha segnato un +52%. Ancora meglio, in proporzione, è andata con Letta premier. In 10 mesi il Biscione ha fatto +118%, il quadruplo dei competitor e del resto della Borsa.

Silvio Berlusconi invece, parlando di Piazza Affari, si è rivelato il peggior nemico di se stesso malgrado l´impegno personale speso sul fronte delle leggi "ad aziendam". All´epoca del suo governo tra il 2001 e il 2006, fatte le dovute proporzioni, le cose erano andate persino bene: Cologno, è vero, è scivolata del 12,8%. Ma lo Stoxx media aveva archiviato il quinquennio con un disastroso - 42,8%. Tutta un´altra storia invece è il Berlusconi IV tra il maggio 2008 e quel novembre 2011 in cui lo spread volava a quota 700. I titoli delle tv del premier sono crollati in quel periodo del 64% da 5,9 a 2,1 euro. Facendo ben peggio di Piazza Affari e molto peggio dello Stoxx media (-18%). Quasi quasi, Nazareno o non Nazareno, meglio tenersi Renzi.

Fonte: Repubblica.it


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