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LE AZIENDE ED I CSR
Continuano gli acquisti di quote rilevanti delle aziende

L┤interesse dei fondi stranieri per le aziende italiane


La banca centrale cinese (People┤s Bank of China), il fondo statunitense Blackrock non sono gli unici enti stranieri ad essersi interessati alle aziende italiane. Ecco un riassunto delle ultime mosse.
Redazione 26 Agosto 2014 Condividi
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(iltempo.it) I più attivi negli ultimi mesi sono stati i cinesi con la regola del 2%. Soglia di proprietà di società quotate oltre la quale scatta l’obbligo di dichiarazione alla Consob. Ma al supermercato Italia si sono presentati in forze anche i grandi fondi americani come Blackrock e i fondi sovrani del Paesi del Golfo. Ecco le loro mosse.
 
I CINESI
La banca centrale cinese (People’s Bank of China) ha comunicato nelle scorse settimane di aver acquistato quote rilevanti nelle principali società italiane quotate: Generali (2,014%), Eni (2,1%), Enel (2,071%), Prysmian (2,018%), Telecom (2,081%), Fiat (2,001%). Contemporaneamente la State grid corporation of China, il colosso statale delle utility cinesi, ha rilevato il 35% di Cdp reti, la società della Cassa Depositi e Prestiti a cui fanno capo Terna e Snam, cioè le società di gestione delle reti per la distribuzione di energia e gas, mentre la Shangai electric è entrata nel capitale dell´Ansaldo energia con una partecipazione del 35%.
 
GLI AMERICANI
Banche ma non solo. Il fondo statunitense Blackrock con il 5,24% delle azioni è il principale azionista di Unicredit. Lo stesso soggetto ha un pacchetto del 5% di Intesa Sanpaolo. Nel menù di partecipazioni, gli americani possono però annoverare altri gioelli italiani, come: Atlantia, società di controllo di Autostrade per l’Italia, Azimut (cantieri navali), Prysmian (tecnologie energetiche) e un altro istituto di credito, come Ubi Banca. Una norma consente poi di non dichiarare quote societarie comprate sul mercato e inferiori al 5% del capitale. Quindi, non è detto che Blackrock non detenga pacchetti anche di altre società quotate. Giusto ultimamente il mega-gestore ha fatto capolino nella mappa degli azionisti della Banca Popolare di Milano con una quota del 5,15%. La soglia del 5% è stata raggiunta lo scorso 6 maggio, il giorno dopo l’avvio dell´aumento di capitale da 500 milioni di euro. Nel frattempo la Indesit, marchio storico della famiglia Merloni è stata ceduta agli americani di Whirlpool. La compagnia marchigiana ha ceduto il 60,4% per 758 milioni di euro.
 
I FONDI DEL GOLFO
Nell’orbita degli Emirati sono finite nel passato Valentino (Mayhoola for Investments del Qatar) e la Gianfranco Ferrè (Paris Group di Dubai).Solo qualche mese fa gli emiratini di Etihad hanno chiuso l’accordo per portarsi a casa il 49% dell´ex compagnia di bandiera Alitalia. La Qatar Holding ha poi una sensibilità particolare per il settore immobiliare. È entrata a Milano nel progetto di sviluppo immobiliare Porta Nuova, uno dei progetti di riqualificazione urbana più prestigiosi in Europa, con una quota del 40%. Si è accaparrato la holding che possiede i complessi alberghieri della Costa Smeralda in Sardegna e sta per avviare un progetto per trasformare il San Raffaele di Olbia in un polo di eccellenza sanitaria. Nella disponibilità dell’emiro del Qatar anche l’hotel Gallia di Milano e il palazzo romano in piazza di Spagna dove sorgeranno i nuovi atelier di Valentino.
 
LA MODA NEL MIRINO
Che lo stile italiano sia stato oggetto di appetiti stranieri non è un mistero addirittura dagli anni ’80. Il bottino più ricco lo hanno fatto i francesi. Il gruppo di moda Lvmh guidato da Bernard Arnault negli anni ha messo a segno l’acquisizione di una serie di marchi simbolo del made in Italy come Fendi, Emilio Pucci, Loro Piana, Bulgari. Parlano francese anche quelli che la rivale Kering si è assicurata: Gucci e Bottega Veneta, Sergio Rossi, Brioni. Anche gli altri gruppi europei non sono rimasti alla finestra. Così il gruppo Frette è sotto il controllo degli inglesi del fondo Change Capital Partner, e Bruno Magli in mano agli svizzeri di Da Vinci Invest. In Asia sono approdate Mandarina Duck e Coccinelle (con lo smembramento del gruppo Burani acquisite dai coreani di E-Land), Sixty (Crescent HydePark di Singapore). Oltre Oceano Poltrona Frau (americana Haworth) e Twin-Set (fondo Carlyle). Hanno poi aperto il loro capitale agli stranieri la Nazareno Gabrielli (28% al gruppo libanese Iris Fund) e Versace, una cui quota del 20% è finita al fondo Blackstone. Infine Mariuccia Mandelli, in arte Krizia, ha scelto di vendere il suo marchio alla cinese Shenzen Marisfrolg Fashion. Una società azienda attiva nel mercato asiatico del pret-a-porter di fascia alta, fondata nel 1993 da Zhu ChongYun, ora presidente e direttore creativo della casa di moda milanese.
 
L’ALIMENTARE
Pasta, olio e vino. I prodotti base della dieta mediterranea sono da sempre nel mirino delle grandi aziende multinazionali. Solo negli ultimi tempi è partita per la Spagna l’antico Pastificio Lucio Garofalo, che all´inizio di giugno ha ceduto il 52% a Ebro Foods. La stessa Ebro ha anche oltre il 25% di Riso Scotti. A Roma invece, sempre di recente, i coreani di Haiti Confectionery and Foods hanno messo nel loro portafoglio la gelateria romana Fassi mentre lo scorso anno la multinazionale del lusso Lvmh ha acquisito la partecipazione di maggioranza nella storica pasticceria confetteria Cova di Milano. Nel 2013 l´azienda agricola Casanova - La Ripintura di Greve in Chianti, nel cuore della Docg del Gallo Nero, è passata a un imprenditore cinese della farmaceutica di Hong Kong, mentre i gianduiotti Pernigotti erano stati ceduti dalla Averna sempre lo scorso anno al gruppo turco Toksoz.

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