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POLITICA
Fili ad alta tensione

L┤imprevedibilitÓ della geopolitica


Anticipato al 16 marzo il referendum popolare per confermare la decisione. Il ministro degli Esteri francese Fabius commenta: "Se una regione non rispetta la Costituzione saltano frontiere certe". Intanto a Bruxelles vertice straordinario tra i leader europei per risolvere la crisi ucraina
Redazione 6 Marzo 2014 Condividi
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Il parlamento della Crimea di Simferopoli ha deciso: sì all’annessione alla Federazione Russa. Il voto da parte dei parlamentari della regione autonoma ucraina per sganciarsi da Kiev e passare sotto il controllo di Mosca è stato unanime. Nella stessa seduta il parlamento ha formalizzato la convocazione del referendum che dovrà confermare o meno la decisione. La consultazione, fissata per il 16 marzo, chiederà ai cittadini della Crimea (in maggioranza russi e russofili) se vogliono continuare a far parte dell’Ucraina o passare sotto l’ala russa. E l’esito appare già scontato. La scelta della regione orientale aumenta vertiginosamente il livello della tensione che rimane sempre alto, proprio nel giorno in cui l’Europa cerca una strada comune per affrontare una crisi sempre più pericolosa.

La “presa” dei media
Anche perché nel frattempo gli episodi controversi si moltiplicano: secondo l’agenzia Interfax uomini armati hanno occupato la stazione di trasmissione radio e tv di Simferopoli, in Crimea: “Uomini armati – si legge – e rappresentanti di compagnie radio e televisive russe sono entrati nella Stazione alle 10 del 6 marzo. Hanno illegalmente fermato la trasmissione di Canale 5 e Canale 1+1 e acceso il segnale della tv Rossiya 24 verso una rete di trasmettitori (…) e stanno facendo tentativi illegali di avviare altri canali russi”. Anche la frequenza della tv Chernomorskaya, seconda emittente della Crimea, è stata oscurata, al suo posto vengono trasmesse le immagini della televisione All News Russia 24. Intanto i servizi segreti ucraini (Sbu) hanno arrestato Pavel Gubarev, l’autoproclamato governatore filorusso di Donetsk, nella russofona Ucraina orientale. Lo fa sapere l’agenzia Unian. Decine tra miliziani e volontari cosacchi russi presidiano la tv Krim (Crimea, ndr) dopo l’assalto alla sede dell’emittente avvenuto nel tardo pomeriggio di oggi a Simferopoli. Lo ha constatato l’inviato dell’Ansa. Il ripetitore dell’emittente ha sede su una collina che domina la città.

Le reazioni. Fabius: “A rischio la pace mondiale”
Mosca guarda con attenzione gli sviluppi politici della regione e per questo si è riunito il Consiglio di sicurezza nazionale russo per monitorare la situazione. Mentre il primo ministro ucrainoArseni Iatseniuk ha dichiarato che “il referendum è illegittimo. La Crimea – ha aggiunto – è e resterà Ucraina”. La risposta di Kiev non si è fatta attendere: la giustizia ucraina ha già emesso mandati d’arresto per il premier e per il presidente del parlamento (Rada) della Crimea, Serghii Aksionov e Vladimir Kostantivov per lo strappo consumato oggi. L’Ucraina ha poi lanciato un’accusa pesante. Il portavoce del ministero degli Esteri di Kiev, Ievghen Perebiinis, ha accusato il parlamento russo di essersi “coordinato” con il parlamento della Crimea per decidere di far svolgere il referendum. Ma il sì della Crimea per aderire alla Federazione Russa viene guardato con apprensione anche dall’Europa. Netta la presa di posizione del presidente del Consiglio Ue HermanVan Rompuy: “La convocazione del referendum è illegale”. Mentre il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha lanciato l’allarme: “Se una regione qualsiasi di un qualsiasi Paese decide, in contraddizione con la sua Costituzione, di unirsi a un altro Paese che lo ha incoraggiato a farlo, vuole dire che non c’è più la pace internazionale, né frontiere certe”. Simile il pensiero del presidente della Banca centrale europea Mario Draghi: “I rischi geopolitici legati alla crisi in Ucraina “sono notevoli e potrebbero generare conseguenze imprevedibili”. Il referendum indetto dal parlamento di Simferopoli ha ricevuto la dura condanna anche degli Stati Uniti. Secondo cui, la decisione violerebbe la Costituzione dell’Ucraina e il diritto internazionale, oltre alla sovranità dell’Ucraina. Così su Twitter Ben Rhodes, vice capo della Sicurezza Nazionale della Casa Bianca.

Vertice europeo a Bruxelles per uscire dalla crisi
La scelta del parlamento della Crimea è arrivata nel giorno in cui la diplomazia europea è riunita aBruxelles per tracciare una linea comune che affronti la crisi ucraina. I leader dei paesi membri si sono riuniti in un vertice straordinario del Consiglio europeo per tracciare una strada comune e cercare una soluzione per la crisi ucraina. La posizione ufficiale dell’Europa emersa dal vertice chiede alla Russia di avviare negoziati “nei prossimi giorni” che portino a risultati concreti, in mancanza dei quali la Ue è pronta a “comminare sanzioni come divieto di viaggio, congelamento dei beni e e cancellazione dei rapporti”. Lo ha detto, al termine dell’incontro di Bruxelles, il presidente del Consiglio europeo Van Rompuy che ha avvertito Mosca: “Ogni ulteriore passo della Russia” di escalation può portare a conseguenze “che vanno ancora più lontano” delle possibili sanzioni annunciate e riflettersi “in un ampio raggio di aree economiche”. Intanto il premier ucraino, Iatseniuk, si è detto determinato “a firmare l’accordo di associazione con la Ue”. “Siamo in situazione economica disperata”, ha aggiunto. Oltre a Bruxelles, il centro dei contatti diplomatici è Roma. Il Segretario di Stato Usa John Kerry ha nuovamente incontrato il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov. Ma il faccia a faccia si è concluso con un nulla di fatto, come ha commentato il capo della diplomazia di Mosca, citato dalle agenzie russe: “Russia e Usa non hanno ancora raggiunto una comprensione reciproca definitiva sull’Ucraina”. “Per ora –  ha aggiunto Lavrov – non possiamo annunciare alla comunità internazionale che abbiamo trovato un accordo”. Kerry, inoltre, parteciperà a una cena a Villa Taverna con il premier italiano Matteo Renzi e il ministro degli Esteri Federica Mogherini, residenza dell’ambasciatore americano a Roma. Lo si apprende da fonti americane.

Sanzioni Europa-Usa contro ex leader ucraini
Intanto sia l’Europa che gli Stati Uniti hanno adottato aspre misure contro gli esponenti dell’apparato di potere dell’ex presidente Viktor Yanukovich. L’Unione europea ha ufficialmente congelato i beni del deposto presidente ucraino  e di altre 17 personalità legate al governo caduto dopo la rivolta di piazza Maidan. La decisione dell’Ue è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale europea. Tra i patrimoni colpiti, anche quello del figlio dell’ex leader, Aleksandr. Nella lista figurano anche l’ex capo dei servizi di sicurezza Alexander Yakymenko, l’ex ministro dell’internoVitali Zakharchenko, l’ex procuratore generale Viktor Pshonka, e l’ex ministro della giustizia Olena Lukash. Le sanzioni, relative ai beni personali attribuite a queste persone, resteranno in vigore per 12 mesi. MentreWashington imporrà restrizioni sui visti a funzionari e singoli ucraini e russi che si sono macchiati di abuso di diritti umani. ”La misura riguarda chi è responsabile o complice delle minacce alla sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina”. La Casa Bianca ha inoltre precisato che potrebbero essere prese ulteriori misure se la situazione dovesse precipitare.

Nato: “Più grave minaccia dalla fine della Guerra Fredda”
Sul fronte militare gli sviluppi della crisi ucraina vengono monitorati costantemente. La Nato “è dalla parte della sovranità e dell’unità territoriale dell’Ucraina” e questa crisi “non riguarda solo l’Ucraina” ma “ha gravi implicazioni per la sicurezza e la stabilità dell’intera area euro-atlantica”. Lo ha detto il segretario generale, Anders Fogh Rasmussen, dopo l’incontro con il premier ucraino Iatseniuk. “Stiamo chiaramente affrontando la più grave minaccia alla sicurezza dalla fine della Guerra Fredda“, ha affermato, ribadendo che la Nato “sta intensificando” i rapporti con Kiev. Intanto l’apparato militare degli Stati Uniti si è messo in moto per affrontare qualsiasi sviluppo. Un cacciatorpediniere lancia-missili americano, il Truxton, è in rotta da oggi dalla Grecia verso il Mar Nero, con un equipaggio di circa 300 marinai, ma si tratta di una missione decisa da diverso tempo, prima che iniziasse la crisi in Ucraina, secondo quanto hanno reso noto fonti militari Usa. L’unità ha in programma attività di addestramento con le forze navali romene e bulgare, per un arco di tempo non precisato, ha reso noto la US Navy, aggiungendo che “le operazioni della USS Truxtun erano programmate sin dalla sua partenza dagli Stati Uniti”. Mentre sei jet e due aerei cisterna statunitensi sono arrivati in Lituania dopo che gli Stati Uniti hanno deciso di rafforzare la missione ‘Baltic air policing’ della Nato nei tre Paesi baltici. Lo ha fatto sapere il ministero della Difesa lituano, precisando che gli F-15C Eagles sono stati dispiegati dalla base Raf Lakenheath nel Regno Unito e si uniranno agli altri quattro caccia che pattugliano lo spazio aereo di Lituania, Lettonia ed Estonia.

Informazione via Il fatto quotidiano


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