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SOCIET└
Diritti civili

La Corte Suprema americana dice sý ai matrimoni gay

fonte: twitter.com

Il matrimonio egualitario Ŕ un diritto costituzionale. Questa Ŕ la decisione della Corte Suprema Statunitense in merito alla questione, ribaltando il giudizio del Novembre 2014 effettuato dalla Corte d┤Appello federale del sesto circuito.
Francesco Vergendo 29 Giugno 2015 Condividi
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Il matrimonio egualitario è un diritto costituzionale. Questa è la decisione della Corte Suprema Statunitense in merito alla questione, ribaltando il giudizio del Novembre 2014 effettuato dalla Corte d’Appello federale del sesto circuito (con giurisdizione in Kentucky, Michigan, Tennessee e Ohio). La decisione di quella Corte d´Appello garantivala possibilità di vietare i matrimoni gay agli stati sotto la sua giurisdizione, creando una diversa disciplina rispetto agli altri. La Corte Suprema doveva decidere su questa diversità di disciplina, stabilendo definitivamente che i divieti al matrimonio gay sono da considerare incostituzionali. Prima di questa sentenza, in 13 dei 50 stati americani non era possibile effettuare matrimoni tra persone dello stesso sesso.

La decisione di venerdì è in perfetta continuità rispetto a quella del giugno 2013, con cui venne abrogato il discusso Defense of Marriage Act del 1996. In quella storica sentenza si stabilì che i matrimoni gay contratti negli stati in cui sono permessi, hanno valore in tutti gli stati americani, compresi quelli in cui non è possibile sposarsi. Le conseguenze della decisione del 2013 erano però più orientate verso il riconoscimento dei diritti sociali derivanti dal matrimonio. Non si poteva parlare ancora di equiparazione vera e propria.

Il giudice Kennedy

Entrambe le decisioni si sono risolte con una votazione a maggioranza tra i 9 giudici della corte, finita 5 a 4. Come accaduto nella sentenza del 2013, l´ago della bilancia della Corte Suprema è risultato essere il giudice Kennedy (nominato da Ronald Reagan nel 1988), di orientamento repubblicano e conservatore, ma considerato vicino alle posizioni progressiste nel campo dei diritti civili. Nel testo della sentenza troviamo anche la sua conclusione, a metà tra la filosofia giuridica e la narrativa letteraria.

"Non c´è unione più profonda del matrimonio, perché esso incarna gli ideali più alti di amore, fedeltà, devozione, sacrificio e famiglia. Unendosi nell’unione coniugale, due persone diventano qualcosa di più di quello che erano prima. Come dimostrano alcuni dei ricorrenti in questi cause, il matrimonio incarna un amore che dura anche oltre la morte. Significherebbe non comprendere questi uomini e queste donne, sostenere che mancano di rispetto all’idea di matrimonio. La loro richiesta mostra che lo rispettano, lo rispettano così profondamente che cercano per se stessi la realizzazione che esso dà. La loro speranza è non essere condannati a vivere in solitudine, esclusi dalla più antica istituzione della civiltà. Chiedono un´uguale dignità di fronte alla legge. La Costituzione garantisce loro questo diritto."

Dal punto di vista del diritto positivo, invece, i cinque giudici favorevoli si sono appoggiati ad un´interpretazione estensiva e combinata del quinto e del quattordicesimo emendamento, la cosiddetta “due process clause”, ossia dell´uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Questa clausola, un tempo utilizzata solo in ambito processuale in quello che chiameremmo diritto al giusto processo, è servita come grimaldello per riconoscere una serie di diritti materiali esclusi dall´elencazione del Bill of Rights.

I giudici Scalia e Roberts

Il fronte degli oppositori è rappresentato dalle dissenting opinions del giudice Scalia e del Giudice Capo Roberts, due dei quattro membri togati ad aver votato in maniera contraria. Le argomentazioni utilizzate non riguardavano espressamente la contrarietà a questi matrimoni. I discorsi si sono focalizzati sull´attacco alla democrazia che a loro parere risulterebbe dalla decisione favorevole. Secondo Scalia, nove giudici non possono sostituirsi alla volontà popolare, ponendo l´attenzione sul metodo più che sulla sostanza della questione, richiamando l´antico detto “no taxation without representation”, declinato in questo caso in “no social transformation without representation”. Roberts, invece, si è focalizzato sulla divisione dei poteri tra legislativo e giudiziario e sulla divisione di competenze tra stato centrale e stato federale. Secondo il Giudice Capo, l´opportunità o meno del matromonio gay dovrebbe derivare da un atto legislativo, non potendo la Corte interferire sulla definizione di matrimonio da parte degli stati federali.

Non si sono fatte attendere le reazioni dei massimi esponenti politici americani, primo su tutti il presidente Obama, secondo cui “quando tutti gli americani sono trattati in maniera uguale, siamo tutti più liberi”. Molti opinionisti ritengono che questa sia anche una sua vittoria, poiché il suo mandato ha contribuito ad alimentare il costante cambiamento della sensibilità del popolo americano nei confronti dell´argomento, un tempo considerato tabù. Secondo un sondaggio di Gallup, dal 1996 al 2014 l´approvazione degli americani al matrimonio egualitario è passata dal 27% al 55%.

Sul web si è vista un´ondata di arcobaleni celebrativi, anche sui loghi di importanti aziende e di Social Network. Gli hashtag di Twitter utilizzati per festeggiare sono stati #loveWins e #pride, che, una volta digitati, fanno comparire accanto l´arcobaleno simbolo della festa. Mentre Facebook ha ideato per l´occasione un´applicazione in grado di modificare la propria foto profilo, rendendola arcobaleno.

Si tratta di un ulteriore passo in avanti dopo il celebre discorso del leader conservatore David Cameron, culminato nell´approvazione del Marriage Bill nel Regno Unito e il referendum nella cattolica Irlanda. Grazie al giudice Kennedy, arriva quindi un altro importante segnale dal mondo conservatore, fino a qualche anno fa impensabile. Poco a poco sta emergendo una nuova consapevolezza, il matrimonio egualitario non dev´essere una battaglia di questo o di quel partito, di questa o di quell´ideologia politica. Il matrimonio egualitario dev´essere una battaglia di civiltà.

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