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Concorsi pubblici

Il governo fa dietrofront sulla distinzione tra atenei


Nei concorsi pubblici forse non conterÓ l┤universitÓ di provenienza. Un parziale dietrofront del governo sulla divisione tra atenei di serie A e di serie B si sta profilando all┤orizzonte.
Redazione 15 Luglio 2015 Condividi
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 Nei concorsi pubblici forse non conterà l’università di provenienza. Un parziale dietrofront del governo sulla divisione tra atenei di serie A e di serie B si sta profilando all’orizzonte, o per lo meno, così sembra emergere dalle parole del ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia, che ha affermato l’esistenza di una volontà nel governo di fare modifiche all’emendamento firmato da Marco Meloni (PD) approvato in commissione Affari Costituzionali alla Camera, che aveva suscitato immediatamente le proteste delle opposizioni.

L’emendamento prevede che nei concorsi pubblici non conti solo la laurea, ma anche presso quale università questa sia stata conseguita, creando di fatto un sistema di atenei di serie A e di serie B, con da una parte quelli che offrono una corsia preferenziale per entrare nella Pubblica Amministrazione e dall’altra quelli i cui laureati sono penalizzati. Il problema fondamentale, però, sarebbe stabilire i criteri secondo i quali operare tale suddivisione. Criteri di valutazione che, inevitabilmente, finirebbero per essere contestati.

Anche il governo deve essersi accorto della difficoltà di realizzare questa separazione di atenei di serie A e B senza creare profonde tensioni e, in questo senso, la dichiarazione del ministro Madia – che ha assicurato: “c’è la massima apertura a fare modifiche in modo condiviso o anche a cancellare l’emendamento” – sembra preludere a una revisione o a uno stralcio già in commissione Cultura, dove attualmente si trova il testo della riforma della Pubblica Amministrazione.

La questione dell’esistenza di atenei di serie A e di serie B era stata posta per primo dal presidente Renzi e il fatto che questa distinzione fosse applicata ai concorsi pubblici sembrava realizzare il sistema prospettato dal premier. Il quale, tuttavia, non deve aver valutato attentamente le conseguenze e le polemiche che ciò avrebbe comportato e si trova adesso costretto a tornare indietro per evitare che si ripetano proteste vibranti come quelle per Buona Scuola.

(universita.it)

 

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