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CULTURA
Capolavoro giornalistico

Il caso Watergate, 43 anni dopo

Giornalismo

Il lavoro sulle fonti Ŕ il cuore dell┤inchiesta pi¨ famosa della storia.
Redazione 12 Febbraio 2015 Condividi
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Chi sottolinea l’importanza del caso Watergate nella storia del giornalismo mondiale di solito prende in esame le conseguenze che l’indagine del Washington Post ha avuto: raramente un prodotto giornalistico ha avuto un tale impatto nel mondo della politica, mai ha portato alle dimissioni di un Presidente degli Stati Uniti. In realtà, a prescindere dalle ripercussioni prodotte, il lavoro di Carl Bernstein e Robert Woodward presenta una serie di caratteristiche, dal vaglio delle fonti alla linea di pubblicazione, che tracciano un 
percorso illuminante per chiunque si appresti a condurre un’inchiesta giornalistica.
 
Il cuore del lavoro del giornalista è la ricerca di notizie e, di conseguenza, il reperimento di fonti. Nel caso Watergate i due giornalisti del Post interrogano un numero altissimo di persone, perdendo intere giornate al telefono o tra le strade della città. Le fonti più utilizzate sono i protagonisti della vicenda: dagli alti dirigenti agli impiegati del Crp, Comitato per la rielezione del Presidente, fino agli avvocati e ai personaggi che gravitano intorno al Partito Repubblicano, chiunque viene contattato e ascoltato. Una fatica smisurata, che però dà i suoi frutti: il pressing su Hugh Sloan, tesoriere del Crp consente ad esempio di recuperare informazioni importanti sui fondi neri, l’avvocato Donald Segretti confessa le sue attività di sabotatore e Ken Klarson di aver scritto la “lettera Canuk”.  Anche partendo dal basso si scoprono cose interessanti: una dipendente del Crp rivela che Jeb Magruder, Frederick LaRue e Herbert Porter sapevano dei microfoni spia installati nella sede dei Democratici e la contabile del Comitato conferma le iniziali dei loro nomi.

Le fonti ufficiali, invece, vengono di solito utilizzate per ottenere documentazione. Woodward e Bernstein sentono regolarmente la polizia di Washington e gli agenti dell’Fbi che si occupano dell’indagine governativa: proprio attraverso le indagini federali del caso Ellsberg, si attesta l’uso delle intercettazioni dell’amministrazione Nixon. Anche la Cia “collabora” confermando a inizio inchiesta  il precedente lavoro di James McCord, uno degli scassinatori. Ma la fonte che probabilmente fa la differenza, anche se il suo ruolo è stato a posteriori ridimensionato, è Mark Felt, alias “Gola profonda”. Numero due dell’Fbi e amico 
di Woodward, Felt è il whistleblower che dall’interno indirizza l’inchiesta sui binari giusti. Anche se spesso ambiguo e poco propenso a fare nomi, Felt conferma le intuizioni di Woodward o lo distoglie dalle piste errate.
 
 

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