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INTERVISTE

Elisa Grimi e le scienze umane alla Cattolica


La professoressa Grimi insegnerÓ Filosofia in due corsi internazionali, tenuti interamente in inglese, all┤UniversitÓ Cattolica di Milano. Il progetto mira al rilancio dell┤educazione umanistica in Italia e nel mondo.
Redazione 7 Gennaio 2015 Condividi
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Elisa Grimi e alcuni alunni (cattolicanews.it)
In un’epoca di tecnologia, scienza e progresso, le scienze umane sembrano passare sempre di più in secondo piano sia a livello di scelte politiche, economiche e, negli ultimi anni anche nel nostro Paese, educative.

L’Università Cattolica ha lanciato un’iniziativa in controtendenza nella nuova offerta formativa rivolta agli studenti internazionali provenienti da Stati Uniti, Sud America, Europa, Oriente e Australia, aumentando il focus sulle scienze umane come valore di arricchimento per la persona. A tenere due corsi in Philosophy è la professoressa Elisa Grimi, docente presso l’International Curriculum dell’Università Cattolica, direttrice della rivista internazionale di filosofia Philosophical News e Project Manager della neonata piattaforma di interconnessione accademica philojotter.com.

Che tipi di corsi avete pensato per questo programma?

Il programma è interamente in lingua inglese e vasta la gamma. Per filosofia abbiamo iniziato due tipi di corsi: “Europe and Modernity” e “Human Rights, Freedom of Expression and Dignity”. Il primo è un corso volto a comprendere la genesi e lo sviluppo dell’Europa sulle tracce dei padri della Chiesa. Leggendo Ambrogio, Agostino, Benedetto e Bernardo per scoprire quella latinità che caratterizza l’Occidente abbiamo usato come filo conduttore il lavoro di Rèmi Brague, premio Ratzinger 2012, autore del celebre testo Europe. La voie romaine, oramai un bestseller tradotto in quattordici lingue, e siamo arrivati fino all’Europa di oggi dalla identità difficile. “Human Rights, Freedom of Expression and Dignity” ha avuto come tema, invece, i diritti umani e la libertà di espressione quali caratteristiche della dignità dell’uomo.

Il tutto correlato da Guest Speakers d’eccezione, toccando i problemi da prospettive originali.

Sì, esatto. Per “Europe and Modernity”  abbiamo avuto Francesco Laera, rappresentante italiano della Commissione Europea e l’On. Lara Comi, membro del parlamento europeo. Qui il focus è stato sui giovani e il loro ruolo nella nuova Europa. Per “Human Right, Freedom of Expression and Dignity” abbiamo avuto occasione di incontrare Kerry Kennedy, Presidente del Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights, ed è stato con noi ospite Marco Bardazzi Managing Editor e Digital Editor di La Stampa con cui abbiamo parlato della ricerca di una narrativa comune europea. Abbiamo inoltre avuto Lorna Maria Beretta del Knowledge Center della Fondazione ASVI che ci ha parlato di come i diritti umani in certi contesti seppur possano sembrare più un’utopia che una ipotesi realizzabile, diventino una realtà concreta grazie ad un’orizzonte di carità che pone dunque al centro il cuore dell’uomo e il suo desiderio di bene. Sono stati inoltre con noi il professor Martino Diez, direttore della Fondazione Oasis che ha discusso il problema delle minoranze nel mondo arabo e i membri dell’Associazione SWAP che ci hanno parlato della situazione in Egitto.

Che particolarità hanno questi corsi nel contesto universitario?

Il bello di questi corsi è che è possibile assaporare il vero senso di ciò che significa “universitas”. Non solo al docente è data la libertà di potere invitare ospiti esterni a testimonianza ed ampliamento di quanto trattato nel corso, ma tra gli studenti nasce anche un confronto vivo su quanto studiato a partire da prospettive e culture diverse. Si pensi all’origine dell’università, ai primi viaggi degli studiosi che – arrivando talvolta da lontano – raggiungevano centri di eccellenza dove potere studiare. Il carattere internazionale di questi corsi è un vero arricchimento per ciascuno studente. Lo studente non solo deve imparare ad argomentare la sua tesi in modo ferreo, attento al panorama attuale, ma si trova anche a confrontarsi con altri studenti di tradizioni, culture e religioni diverse.

Alla ricerca di un nuovo ruolo per le scienze umane, insomma.

In Europa si assiste alla tendenza sempre più forte di ridurre gli studi di ambito umanistico. Gli studenti che partecipano a questi corsi vengono dai settori disciplinari più disparati. Studiando emerge però in loro un’attenzione verso ciò che caratterizza l’umano, che è al cuore di una società e che è dunque di una importanza trasversale. Le humanities in tal senso sono la premessa di una società civile, fiorente, capace di innovazione e di comunicare, per l’appunto, su piano internazionale.

(smartweek.it)


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