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LIBRI

Carlo Giuseppe Gabardini, Fossi in te io insisterei

fonte: youtube

Edito da Mondadori, Ŕ uscito il primo romanzo dell┤attore e autore Carlo Giuseppe Gabardini.
Francesco Vergendo 7 Maggio 2015 Condividi
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Devo ammetterlo, fino a poco tempo fa anche per me Carlo Giuseppe Gabardini era Olmo, e basta. Quando Camera Café fece il suo esordio in Italia avevo circa 12 anni e mai avrei immaginato che quel tecnico informatico, un po´ goffo e con la camicia hawaiana, potesse essere l´autore di un libro come Fossi in te io insisterei. Con gli anni scoprii pian piano chi era realmente Olmo. Autore prima che attore, di Camera Café ma non solo.

La definitiva consacrazione nel mio personale giudizio, avvenne quando mi capitò di guardare lo spettacolo di Paolo Rossi “Il signor Rossi e la Costituzione”. “Ma quello è Olmo!” pensai “e non solo recita, ma scrive anche i testi”. Quel giorno, nella mia mente, Olmo fu spazzato via da Carlo Giuseppe Gabardini.

Poi ci furono i film, “Si può fare” su tutti, i podcast di Macchiaradio, Radio 24, fino ad arrivare al famoso 31 ottobre 2013. Dopo il suicidio di un ragazzo omosessuale, probabilmente vittima di reiterati atti di omofobia, è uscita su La Repubblica la sua lettera, intitolata “Non sentiamoci in colpa, si può essere gay e felici”. In questa lettera, Gabardini fa il suo personale coming-out, con la speranza che possa aiutare i ragazzi ad evitare altri casi di suicidio.

Il coming-out è anche al centro del libro Fossi in te io insisterei. Il libro però, per volontà dell´autore, non è sul coming-out dell´omossessualità. Non solo, almeno. Tutti dovrebbero poter fare coming-out, dire chi sono, cosa vorrebbero fare e cosa vorrebbero diventare, senza aver paura di deludere le aspettative altrui. Perché il punto è proprio questo, le aspettative sono “altrui” e non nostre. Secondo l´autore, proprio questa è la fortuna degli omosessuali, essere abituati sin da piccoli a fare i conti con la consapevolezza di dover, prima o poi, mostrarsi per quello che si è, facendo i conti con le aspettative di chi sta accanto.

Il romanzo prende la forma di una lettera al padre, deceduto anni fa, poichè “Siccome io non conosco più il suo indirizzo, l´unica cosa che potevo fare era pubblicarla”. Il padre di Carlo Giuseppe (detto Pepe, o Carlopepe) è Giancarlo Gabardini, avvocato. Il primo e vero coming-out dell´autore, riguarda proprio la volontà di Carlopepe di non voler più iscriversi a giurisprudenza, ma di voler seguire la scuola d´arte drammatica. Il senso di liberazione, di potenza e di felicità che questa confessione ha scatenato, una gioia e un´energia “che mi avrebbero permesso di vincere il Giro d´Italia o perlomeno una tappa.”

Ma i primi anni non andarono come previsto e la scuola di recitazione Paolo Grassi bocciò Carlopepe, tanto da farlo andare di fronte al padre a dire: "Quindi ho deciso che a settembre mi iscrivo a legge, Non so se farò l´avvocato, ma se il teatro non mi vuole, non sarò io a pregarlo". La risposta del padre è diventata ormai un cult: “Fossi in te io insisterei”, appunto.

La lettera è un saluto finale, il tentativo di liberarsi da un peso che non permette la libertà di decisione. Neppure quando si tratta di decidere se ordinare l´acqua frizzante o quella naturale. Il periodo successivo alla morte del padre viene descritto come incerto, come se non ci fosse più una guida salda. Il lavoro di preparazione al mondo è stato interrotto prima di arrivare ad una conclusione, quello che ne è derivato è l´incapacità di decidere, l´angoscia di scegliere (che ricorda molto Kierkegaard) per paura di chiudersi delle porte. Tanto da chiedersi cosa voler realmente diventare, “un attore, un autore o uno youtuber”.

E poi ci sono gli aneddoti familiari, che costituiscono delle vere e proprie sottotrame all´interno del disegno generale: dal momento sacro del tè, in cui si può parlare liberamente, alla lezione civica sui biglietti del tram. Dalla condanna all´avarizia, uno dei sette peccati capitali, al tifo sfrenato di papà per l´Inter. Passando per l´eterno scontro politico tra un padre cattolico, anticomunista e un figlio di sinistra con la voglia e la curiosità di mettere in discussione le tradizioni ecclesiastiche. Senza dimenticare l´educazione nella scuola tedesca, vero tratto peculiare che rende originale il racconto e la storia della scuola dell´obbligo.

Il racconto descrive molto bene le dinamiche familiari e i rapporti padre-figlio, sorprende l´universalità del linguaggio, che permette di identificarsi in molte delle situazioni e di trarre insegnamenti dalle conclusioni elaborate. È un libro che consiglio a tutti: padri o figli, gay o etero, interisti o milanisti. Perché tutti, prima o dopo, dobbiamo imparare a fare coming-out.


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