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ECONOMIA
Politiche condivise

Bankitalia difende Draghi


Secondo il governatore Ignazio Visco, l┤uso del quantitative easing da parte della Bce Ŕ la soluzione migliore alla deflazione.
Redazione 13 Gennaio 2015 Condividi
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Mario Draghi. Foto: The guardian The Guardian
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Il governatore della Banca d´Italia, Ignazio Visco, difende l´acquisto di titoli di Stato da parte della Banca centrale europea, il cosiddetto quantitative easing, come il mezzo più efficace per combattere il rischio di deflazione nell´eurozona e sostiene che, se la Bce non lo facesse, i tassi d´interesse ricomincerebbero a salire. “Se non agissimo, non risponderemmo al nostro mandato” afferma Visco, ricordano che l´obiettivo è di tenere l´inflazione sotto, ma vicino al 2 percento.

Nel mese di dicembre è stata sotto zero (-0,2%) e anche l´inflazione di base, depurata dell´effetto del prezzo del petrolio e degli alimentari, è da tempo sotto l´1 per cento. Senza un intervento della banca centrale, osserva Visco, le attese dei mercati sono che l´inflazione si riavvicini all´obiettivo solo nel 2025. Dato che i tassi d´interesse oggi sono bassi anche per l´aspettativa del Qe, “se non lo facessimo, ricomincerebbero subito a salire”. Il governatore però non si sbilancia sul fatto che il Qe venga deciso già alla riunione di consiglio del prossimo 22 gennaio.

In un´intervista al settimanale tedesco “Welt am Sonntag”, Visco respinge inoltre la proposta del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, perché ogni banca centrale nazionale si assuma il rischio dell´acquisto di titoli del proprio Paese. “Se le Banche centrali nazionali acquistassero i titoli a carico del proprio bilancio – afferma il governatore - la frammentazione finanziaria nell´area potrebbe tornare ad ampliarsi rispetto alle condizioni attuali”. La stragrande maggioranza del consiglio della Bce è favorevole ad applicare anche per l´acquisto di titoli di Stato la procedura che vale per tutte le operazioni di politica monetaria, cioè che i rischi sono condivisi dall´Eurosistema nel suo insieme.

“Se i tassi d´inflazione restano molto bassi per troppo tempo - dice il numero uno della Banca d´Italia - e l´economia praticamente non cresce più, rischiamo di scivolare in una spirale negativa che si auto-alimenta sempre più, ed è proprio quello che si chiama deflazione”. All´intervistatore che gli fa presente che secondo alcune simulazioni un Qe da mille miliardi di euro produrrebbe un aumento dell´inflazione, nella migliore delle ipotesi, dello 0,4%, Visco risponde che un simile risultato lo lascerebbe soddisfatto e potrebbe consentire un ritorno dell´inflazione verso il 2% già nel 2016. Il governatore riconosce che gli effetti del Qe nel contesto europeo sono difficilmente prevedibili, ma che questo può agire sia sull´aumento del credito, sia sul ribasso dei tassi d´interesse a lungo termine.

Nella situazione attuale, dice Visco, l´acquisto di titoli di Stato, molto contestato soprattutto in Germania, è il mezzo più efficace. Gli acquisti di obbligazioni societarie, di cui pure si è parlato, rappresentano un mercato non sufficientemente spesso e comunque, ricorda, sono emessi soprattutto dai grandi gruppi che hanno già accesso alla liquidità a condizioni favorevoli.

Il governatore insiste anche sul fatto che la politica monetaria da sola non può assicurare la crescita. Le riforme strutturali, compito dei Governi, a questo proposito sono “essenziali”, dice. “La politica monetaria è certamente uno strumento forte, ma non può far salire la produttività o migliorare le strutture economiche”. Queste riforme, sostiene Visco, “procedono a rilento, in Europa nel suo insieme e anche in Italia. La riforma delle pensioni varata nel 2012 è davvero eccezionale, ma da sola non basta. Un problema centrale in Italia è l´elevata incertezza, che dissuade le imprese dall´investire. I governi italiani cambiano spesso. Con ogni cambio c´è il pericolo che riforme varate in precedenza siano modificate o non siano attuate. Questo deve finire”. Ci sono poi altri problemi, comuni a tutta l´Europa: “Per troppo tempo l´eurozona ha preso sotto gamba il cambiamento globale. Penso al progresso tecnologico, all´invecchiamento demografico o all´accesso a nuovi mercati. Servono riforme strutturali che rendano l´economia più flessibile. Penso all´istruzione, a un clima più favorevole alle imprese, a meno burocrazia”.

Fonte: Sole24Ore.it


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