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POLITICA
Rottura delle trattative

Ast Terni: sindacati e imprenditori contro l┤UE


Dopo la rottura delle trattative e l┤inizio del processo di licenziamento di oltre 500 persone da parte di Ast Terni, i rappresentanti della Commissione Consultiva sulle Trasformazioni Industriali in visita a Terni riportano in una lettera che la responsabilitÓ della situazione viene in gran parte assegnata alle politiche economiche europee.
Giulia Colombo 14 Ottobre 2014 Condividi
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Si sono rotte le trattative tra sindacati e Acciai Speciali Terni in merito al possibile licenziamento di oltre 500 dipendenti. L´azienda siderurgica ha recentemente annullato il contratto integrativo e ha ricominciato le procedure di mobilità, con lettere che danno il via al processo di licenziamento di 537 persone. Quasi tremila tra dipendenti e operai hanno reagito alla decisione con uno sciopero, che si è protratto per tutto il giorno del 9 ottobre e che ha portato alla chiusura della stazione di Terni. E un altro sciopero è previsto per il 16 ottobre.

Il momento di particolare tensione ha coinciso inoltre con un evento di rilevanza europea. Giovedì scorso, infatti, alcuni rappresentanti della CCMI -Commissione Consultiva sulle Trasformazioni Industriali (una commissione specifica del CESE, il Comitato economico e sociale europeo) che funge da organo consultivo europeo, sono arrivati a Roma nell´ambito del progetto "Going Local". Gli esperti europei si sono poi diretti a Terni, dove il giorno seguente hanno incontrato le autorità locali, i sindacati e gli imprenditori, discutendo delle politiche industriali europee.

In una lettera al commissario europeo alla Concorrenza uscente, Joaquin Almunia, e al  commissario europeo per l´industria e l´imprenditoria Ferdinando Nelli Feroci, i membri del CCMI hanno descritto la situazione della centrale di Terni. La lettera, datata 13 ottobre, riporta che un gran numero di autorità locali, imprenditori e sindacati imputano questa situazione al fallimento del piano industriale proposto dalla DG Concorrenza dell’Unione Europea. L´organo europeo viene infatti considerato responsabile dei tre anni di instabilità che hanno causato forti perdite economiche all’impianto, spingendo al taglio di posti di lavoro per riequilibrare il bilancio. La lettera sottolinea inoltre lo scontento dei partecipanti all’incontro a riguardo della definizione geografica del mercato dell’acciaio Inox in quanto europeo, dato che le importazioni da fuori Europa hanno raggiunto ormai il 24%, mentre l’intera produzione europea ammonta al 14% del mercato mondiale.

Il CCMI conclude la lettera auspicando che la Commissione si prenda la responsabilità del proprio errore e lavori per ristabilire la situazione precedente ai tre anni di crisi, in modo da evitare drastiche conseguenze sociali ed economiche. 
 

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