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ECONOMIA
Indagine della commissione europea

Apple e Fiat nel mirino dell´Ue


Irlanda e Lussemburgo sono accusati di aver concesso aiuti di stato a causa dei regimi fiscali concessi.
Redazione 1 Ottobre 2014 Condividi
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L´Irlanda e il Lussemburgo sono accusati di aver favorito rispettivamente Apple e Fiat in materia di tassazione. Le indagini approfondite dell´Antitrust europeo, annunciate prima dell´estate, trovano oggi ulteriori conferme nella pubblicazione delle lettere indirizzate a Dublino e Lussemburgo, con le quali si ricostruiscono le relative vicende e le accuse.

I meccanismi al centro dell´attenzione riguardano in particolare il transfer pricing e gli accordi che le società prendono con le autorità fiscali nazionali ("tax ruling"), in modo da sapere in anticipo con che regime verranno trattati i loro affari. In pratica, le grandi multinazionali riescono a spostare, dal punto di vista contabile, i guadagni laddove vengono tassati meno. Come? Vendendo prodotti e servizi da una controllata a un´altra, da quelle che sono domiciliate in Paesi in cui la tassazione è più alta a quelle in cui la tassazione è più bassa.

Dall´Irlanda, i regolatori comunitari vogliono sapere (la lettera) più dettagli sugli accordi fiscali raggiunti con il colosso degli iPhone nel 1990 e nel 2007: l´accusa è che il Paese, concedendo una tassazione più agevolata, abbia fornito aiuti all´azienda,
penalizzando la concorrenza. Il rischio è che eventuali tasse non pagate debbano ora essere restituite dalla compagnia Usa. Le parole del Commissario Joaquin Almunia sono inequivocabili: "Secondo l´opinione preliminare della Commissione, si tratta di aiuti di Stato". Per il colosso di Cupertino potrebbe arrivare, se le indagini si concluderanno con la condanna delle operazioni dell´Irlanda, una richiesta di rimborso miliardaria.

La Commissione scrive che la base imponibile di Apple nel 1991 fu frutto di un "negoziato", ma che non tenne conto delle reali condizioni di mercato. Si dovevano utilizzare come modello altre transazioni comparabili e ciò non avvenne. La "trattativa" con la quale venne fissata la tassazione, fu più un mercanteggiamento sull´imponibile che l´applicazione di una metodologia rigorosa, basata su formule e calcoli precisi. Apple avrebbe ottenuto benefici mettendo sul piatto delle discussioni pesi quali l´opportunità (per Dublino) di creare occupazione, che però non dovrebbero rientrare nel computo delle tasse.

In relazione invece all´accordo del 2007, la Commissione nota come ci sia assoluta sproporzione tra la crescita delle operazioni della filiale irlandese Apple Sales International (controllata di Cupertino) in termini di vendite (+415% tra il 2009 e il 2012) a 64 miliardi e quella dei costi operativi (tra il +10 e il +20%): un sintomo di una allocazione fittizia dei profitti verso le attività irlandesi, dove in realtà non sono stati sostenuti costi sufficienti a giustificare quel boom di vendite.

Quanto al documento che riguarda Fiat, l´accusa sostiene un "accordo preliminare sui prezzi" tra le autorità fiscali del Lussemburgo e Fiat Finance and Trade (Fft), la società del Lingotto che si occupa dei finanziamenti e della tesoreria. Fiat, attraverso la filiale lussemburghese, si sarebbe finanziata a costi non in linea con quelli di mercato, ma inferiori, grazie alle concessioni del Fisco lussemburghese. Un vantaggio per lei e un danno per gli altri concorrenti. Come per Apple, anche in questo caso si tratterebbe di un aiuto di Stato lesivo della concorrenza. "Allo stadio attuale la Commissione non dispone di alcun elemento che indichi che la misura potrebbe essere considerata compatibile con il mercato interno".

Nelle conclusioni preliminari della Commissione sono finite sotto tiro le intese fiscali anticipate tra Fft e le autorità lussemburghesi relative alla fissazione dei prezzi di trasferimento per le transazioni all´interno del gruppo ai fini dell´imposizione fiscale. Nel caso di Fft si tratta di un accordo (tax ruling) del 2012, accettato il 3 settembre dalle autorità lussemburghesi in base alla proposta fatta dal consulente del Lingotto in materia fiscale, Kpmg. Per le autorità Ue "non rispetta il principio di piena concorrenza", anzi rappresenta un vantaggio annuale che si perpetua (riguarda gli anni che vanno dal 2012 al 2016) ed è "selettivo".

Come per Apple, l´accordo influenza la ripartizione del reddito imponibile tra le filiali stabilite in Paesi diversi. La Commissione punta il dito sul metodo in base al quale viene determinata la remunerazione di Fft per svolgere il suo ruolo nel gruppo. Il livello di mezzi propri detenuti (in rapporto ai rischi finanziari assunti) e la loro remunerazione sarebbero disallineati al mercato. Allo stato attuale delle indagini, la Commissione crede infatti che l´accordo abbia "l´effetto di ridurre l´onere" che Fft "dovrebbe normalmente sostenere nell´esercizio della sua attività e che di conseguenza deve essere considerato come un aiuto al funzionamento".

La ricostruzione della vicenda fatta nella lettera che la Commissione ha inviato al Lussemburgo svela anche come siano andati a vuoto i tentativi dell´autorità Ue di avere delucidazioni sulla natura dell´accordo, a partire dal fatto che la sigla Fft rappresentasse proprio Fiat Finance and Trade, perché il Paese indirizzario delle lettere Ue o non rispondeva o si trincerava dietro la tutela della privacy.

La reazione di Apple: "Il nostro successo in Europa e in tutto il mondo è il risultato di duro lavoro e innovazione da parte dei nostri dipendenti, non deriva da alcun accordo speciale con il governo. Apple non ha ricevuto alcun trattamento particolare da parte dei funzionari irlandesi nel corso degli anni". Per gli Stati coinvolti c´è un mese di tempo per rispondere ai rilievi mossi.

fonte: Repubblica.it

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