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ECONOMIA
Crisi della moneta

Addio a viaggi e shopping, i russi si scoprono poveri

russia

Con il crollo del Rublo, in crisi le vacanze oltre confine. E nelle cittÓ Ŕ corsa agli acquisti.
Redazione 16 Gennaio 2015 Condividi
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 «Per colpa vostra devo mangiare la mozzarella serba e il Parmigiano bielorusso» scherza Ksenia, analista finanziaria per una banca russa. Per i benestanti di Mosca, il lato peggiore della crisi economica che attanaglia il Paese, sono le controsanzioni volute da Putin, che privano i russi dei brand europei. O l’impennata nel tasso di cambio Rublo/Euro, che rovina le vacanze straniere di chi ha speso in lungo e in largo in giro per l’Europa negli ultimi anni e ora ha in tasca una valuta debolissima. «Ho programmato un viaggio in Germania, Austria e Italia per l’anno nuovo, ma il prezzo di hotel e ristoranti, che ho prenotato da mesi ma non ancora pagato, è praticamente raddoppiato con la picchiata del Rublo» dice Aleksandra, un habitué dei viaggi nel Vecchio Continente. Anche la tradizionale puntata a Milano o Londra per lo shopping legato all’abbigliamento sta diventando un lusso per la borghesia russa: il 16 dicembre i prezzi dei voli internazionali sono aumentati in rubli del 23% con la portavoce dell’associazione degli operatori turistici che annunciava la sospensione delle prenotazioni e un settore, quello del turismo, a cui manca solo il colpo di grazia per concludere un tracollo cominciato la scorsa estate.

Se chi ha molta liquidità compra appartamenti e auto di lusso, i comuni mortali vanno all’assalto di beni di consumo e tecnologia prima che i commercianti rivedano i prezzi al rialzo, dando vita ad interminabili code di sovietica memoria. «Sto comprando cose superflue, che fino a poco tempo fa erano inavvicinabili per me -spiega Boris-, ma è sempre meglio che vedere i miei risparmi dissolversi nell’aria».
Corsa a televisori e telefoni cellulari, quindi, ma anche alimenti di prima necessità, come la “grechka”, il tradizionale grano saraceno il cui prezzo è salito del 30%. «Fare scorta di “grechka” mi ricorda il 1998, quando con l’inflazione alle stelle e l’economia nel baratro era necessario accaparrarsi tutto ciò che c’era sugli scaffali. Sono sicuro che molti dei giovani di oggi non ne conoscono nemmeno il sapore, è il cereale più umile, ma ci si può fare affidamento: viene prodotto in Russia e nei supermercati non mancherà mai». «Ho comprato il 20% in meno rispetto all’anno scorso ed è sempre più difficile mettere da parte dei soldi dallo stipendio», aggiunge Aleksandr, professore in una scuola di lingue. «La cosa curiosa è che della crisi economica si parla poco sui giornali e in televisione: in città la si avverte di meno, ma immagino che nelle province la situazione sia più drastica».

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