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ECONOMIA
Poletti dice basta

Addio a co-co-co e co-co-pro

Giuliano Poletti

I contratti di collaborazione e a progetto verranno gradualmente sostituiti.
Redazione 20 Febbraio 2015 Condividi
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Il governo intende bloccare l’utilizzo dei contratti di collaborazione e di quelli a progetto. L’intenzione del Governo è quella di superare i contratti di collaborazione e a progetto e abrogarne le norme, congelando queste tipologie contrattuali, ridefinendone la fattispecie e specificando meglio il confine tra lavoro autonomo e lavoro subordinato per limitare questa area. Quelli nuovi, dunque, dovrebbero entrare in stand by in attesa che l’esecutivo ridefinisca la tipologia contrattuale per evitare forme improprie di utilizzo.

Lo ha spiegato al termine dell’incontro con le parti sociali sul decreto attuativo del Jobs act sulle tipologie contrattuali, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti . "Pensiamo di fare una operazione che blocca la possibilità di fare nuove collaborazioni a progetto e su quelle che ci sono bisogna cercare di trovare una modalità di gestione della transizione" ha sottolineato Poletti. Tipologie Su quelli vecchi che il governo intende bloccare il ministero è al lavoro per ridefinire la tipologia contrattuale. Una modifica che il governo intenderebbe attuare «senza creare una nuova forma contrattuale» riformando piuttosto il vecchio contratto di collaborazione a progetto «per chiarire meglio i confini tra lavoro subordinato e lavoro autonomo».

 Sui co.co.co, invece, l’esecutivo procederà valutando ogni specificità, sia per quelli pubblici che per quelli privati. La possibilità di rinnovo per il contratto a tempo determinato resterà invece per un massimo di 36 mesi. Decreti Più in generale il Consiglio dei ministri di venerdì 20 febbraio darà il via libera definitivo al contratto a tutele crescenti ed esaminerà i decreti attuativi sulle tipologie contrattuali e sull’Agenzia delle ispezioni da trasmettere in Parlamento per il parere.

"Abbiamo assunto la segnalazione fatta dai sindacati e dalle Commissioni parlamentari, il Consiglio dei ministri prenderà la sua decisione": così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha risposto alla domanda se la richiesta di escludere i licenziamenti collettivi dalle nuove regole previste nel contratto a tutele crescenti del Jobs Act possa essere accolta o meno.

L’intenzione del Governo è quella di superare i contratti di collaborazione e a progetto e abrogarne le norme, congelando queste tipologie contrattuali, ridefinendone la fattispecie e specificando meglio il confine tra lavoro autonomo e lavoro subordinato per limitare questa area. Quelli nuovi, dunque, dovrebbero entrare in stand by in attesa che l’esecutivo ridefinisca la tipologia contrattuale per evitare forme improprie di utilizzo. Lo ha spiegato al termine dell’incontro con le parti sociali sul decreto attuativo del Jobs act sulle tipologie contrattuali, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti . Pensiamo di fare una operazione che blocca la possibilità di fare nuove collaborazioni a progetto e su quelle che ci sono bisogna cercare di trovare una modalità di gestione della transizione ha sottolineato Poletti.

Su quelli vecchi che il governo intende bloccare il ministero è al lavoro per ridefinire la tipologia contrattuale. Una modifica che il governo intenderebbe attuare senza creare una nuova forma contrattuale riformando piuttosto il vecchio contratto di collaborazione a progetto «per chiarire meglio i confini tra lavoro subordinato e lavoro autonomo». Una partita molto delicata, commenta ancora Poletti che ribadisce come «tirare una riga su questo contratto è molto complicato». Sui co.co.co, invece, l’esecutivo procederà valutando «ogni specificità, sia per quelli pubblici che per quelli privati. La possibilità di rinnovo per il contratto a tempo determinato resterà invece per un massimo di 36 mesi.

Più in generale il Consiglio dei ministri di venerdì 20 febbraio darà il via libera definitivo al contratto a tutele crescenti ed esaminerà i decreti attuativi sulle tipologie contrattuali e sull’Agenzia delle ispezioni da trasmettere in Parlamento per il parere. «Abbiamo assunto la segnalazione fatta dai sindacati e dalle Commissioni parlamentari, il Consiglio dei ministri prenderà la sua decisione»: così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha risposto alla domanda se la richiesta di escludere i licenziamenti collettivi dalle nuove regole previste nel contratto a tutele crescenti del Jobs Act possa essere accolta o meno. In vista del Cdm di venerdì, dopo l’incontro con le parti sociali incentrato in particolare sul decreto relativo alle tipologie contrattuali, il ministro ha sottolineato che «oggi e domani continueremo a lavorare sui testi».

Il governo, in una impegnativa riunione che esaminerà anche una parte della delega fiscale e un ddl sulla concorrenza, dovrebbe dunque varare in via definitiva il 20 febbraio i primi due decreti legislativi della riforma del lavoro: quello che introduce il contratto a tutele crescenti da inizio marzo e quello sui nuovi ammortizzatori sociali dal 1° maggio. Su questo secondo provvedimento resta il nodo della clausola di salvaguardia che scatterebbe qualora le risorse stanziate nella legge di Stabilità (1,5 miliardi più altri 400 milioni tra 2015 e 2016) non fossero sufficienti a tutelare tutti i nuovi disoccupati. «Il Consiglio dei ministri approverà sicuramente in via definitiva i primi due decreti e poi il decreto sulla revisione dei contratti con l’abolizione di alcuni», ha detto Poletti precisando che i contenuti illustrati durante l’incontro sono gli orientamenti del suo dicastero, da sottoporre all’intero governo. Insoddisfatti i sindacati.

Fonte: Corriere.it



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