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LE AZIENDE ED I CSR
Grandi manovre da parte di Sky e Mediaset

2015, l┤anno della guerra delle tv

fonte: Altervista

La "pax televisiva" che ha caratterizzato la situazione italiana negli ultimi anni sembra destinata a cessare: i due giganti del broadcasting rivedranno le loro strategie.
Vincenzo Genovese 21 Ottobre 2014 Condividi
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Il sottile equilibrio fra le televisioni italiane è destinato a rompersi presto. Dopo anni passati a difendere i propri main business, Sky e Mediaset stanno per invadere il campo avversario, spinte dalla crisi economica e dai consistenti tagli agli investimenti pubblicitari.

Ad oggi infatti, l´azienda di Silvio Berlusconi è leader fra le tv in chiaro, con più di 1.730 milioni di euro di raccolta pubblicitaria annuale, ma dal 2012 al 2013 ha perso l´8,2% degli incassi e le previsioni per il 2014 non sono certo più rosee. Sky Italia, invece, costola del gruppo BSkyB di Rupert Murdoch, ha sempre puntato sulla pay tv (2.606 milioni di euro di fatturato, in gran parte derivanti dagli abbonamenti), portando in chiaro nel 2009 solo il canale Cielo, affinché facesse da drive ai canali pay per view.

L´ultimo dato certificato relativo alla raccolta pubblicitaria ha registrato una contrazione di 230 milioni di euro nel 2013: la crisi economica morde l´Italia, le famiglie tagliano le spese superflue e le aziende sono più riluttanti ad investire in pubblicità. A ciò si aggiungono i nuovi competitor che minacciano i broadcaster tradizionali, come Netflix, che offre su internet contenuti prettamente televisivi.

Così, sia a Cologno Monzese che a Milano Rogoredo, la strategia è quella di giocare su più tavoli: la prima mossa è stata del Biscione, che dopo aver lanciato il canale a pagamento Mediaset Premium nel 2005 e non aver ottenuto i risultati sperati (solo 19,1% del mercato di settore e monopolio di Sky inattaccabile), ha puntato grosso sul calcio: 700 milioni per i diritti della Champions League nel triennio 2015-2018, un all in che punta a ribaltare la situazione e a strappare abbonati al colosso di Murdoch. Sky, dal canto suo, starebbe secondo Claudio Tito di Repubblica, pensando seriamente di trasferire alcuni canali in chiaro, contendendo quote di audience e preziosa pubblicità a Mediaset.

In una situazione così complicata, si inserisce il dibattuto conflitto d´interesse fra politica e aziende private: secondo alcuni l´appoggio di Silvio Berlusconi al governo Renzi garantirebbe fra le altre cose anche una tutela del monopolio Mediaset in campo televisivo, anche se sembra difficile appellarsi alla Golden power, la direttiva europea che ostacola le scalate da parte di soggetti esterni all´Unione.

Con la Rai sullo sfondo impegnata a combattere l´evasione dal canone, Mediaset e Sky sono pronte a dare il calcio d´inizio di un match dall´esito incerto: in caso di predominio di una delle due in entrambi i campi, il broadcaster sconfitto potrebbe rischiare, tra qualche anno, anche di uscire di scena.




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